Questo è il post di un'amica, Silvia, che mi ha fatto ricordare che restare è un po' come decidere di vivere davvero.
Io resto e grazie.
Io resto e grazie.
Amo la forza straordinaria di quelli che restano.
Chi resta, rimane, resiste, è il vero eroe della storia.
Quello che smuove, sbatte, corre, fa, disfa, va, combatte, vince, è uno dei
tanti.
Ho in mente un’immagine di squisita e melensa retorica, ma
ahimè troppa letteratura fa questo effetto sulle menti semplici come la mia.
Chi regge il timone nel bel mezzo della tempesta perfetta.
Non è necessariamente il comandante, forse si è trovato lì
per caso, perché in quel momento c’era solo lui. Ma ha deciso che doveva
prendere il timone e reggerlo saldo.
Non parlo del capitano che resta sulla nave che affonda (che
pure di quelli, ormai, ce ne sono ben pochi), ma quello che la barca cerca di
tenerla a galla, perché non vuole affondare e vuole che gli altri a bordo non
affondino. Quello che scopre di avere una forza straordinaria nelle braccia,
che pensa sia dettata dalla disperazione e invece, magari, era una forza che
stava lì da sempre e stava aspettando di servire a qualcosa di importante.
Quello che tiene ferma la barra contro ogni onda e ogni raffica. Quello che non
sa dove sta andando, perché non è il momento di pensare alla direzione: sta lì
a resistere, a restare, a tenere a galla perché dopo, quando la tempesta sarà
finita, ci possa essere un futuro. Per sé e per il resto dell’equipaggio.
Quello lì è colui che spera, è il vero ottimista, senza
saperlo.
In quel momento non sa neanche perché sta lì a soffrire pene
indicibili per reggere quel cazzo di timone, che tanto magari non ce la farà e
morirà insieme a tutti gli altri, solo molto più stanco, sconfortato e con il
senso di colpa di non avercela fatta. Eppure resta lì, perché quello è il suo
posto, in quel momento infinito di tempo, che non sa neanche quanto durerà.
Quelli che almeno ci provano, hanno la mia stima infinita.
Quelli che non sanno dove stanno andando, ma continuano su
una strada che sentono la loro, anche se è un gran casino, se sembra tutto
perduto.
Quelli affidabili, quelli che ci sono. Magari non sanno bene
cosa fare, ma ci sono. Magari non sanno neanche di esserci, ma sono rimasti.
Quelli sono gli eroi.
Quelli che vanno via, verso nuove avventure, non mi
convincono: chi resta può solo cambiare se stesso, chi va via cambia solo
contesto e resta immutato.
Chi resta, cresce, si evolve, nella sua storia. Chi va via,
cambia le storie intorno a sé, per rimanere sempre uguale.
Chi resta non è immobile, è saldo.
Chi resta non è fermo, sta percorrendo la strada che un
giorno ha scelto.
Chi resta non scappa, rimane a badare, a sorreggere, a
sostenere, a curare, a mettersi nell’ombra quando serve e uscirne quando deve.
Chi resta è sempre l’eroe della storia. Della sua storia.
Amo le persone che restano.
(Dedicato a due uomini che sono sempre rimasti)