29 lug 2013

Ribelli si nasce.

Sono ribelle, eversiva in certi casi limite perché mal digerisco, o non riesco proprio a digerire varie situazioni. Sono sempre stata incapace di accettare le cose per come vengono o per come si sono presentate. Fin da piccola rispondevo, spesso male, se qualcosa, spesso, non mi andava bene.
Sono diventata una rompipalle allucinante, credo proprio per via di questa mia mania "non mi va bene e non ci sto" a prescindere. Du palle... 
Senza entrare in particolari troppo intimi e noiosi credo che i miei genitori abbiamo alimentato questa cosa coi loro atteggiamenti, mi sbaglierò, ma credo che sia così.

Non è facile vivere con me, intendo avere un rapporto con me, credo, perché sono una donna ad alta richiesta di piccolissimi particolari e le piccolezze a volte raggiungono dimensioni "vita o morte". Su una bugia posso allegramente soprassedere ma per il significato di una misera parola posso andare avanti ore e ore, borbotto per giorni se ritengo che sia il caso.
Mi ribello con le parole, con le frasi taglianti e le battute caustiche, gesticolo pure molto e taglio rapporti come non ci fosse un domani. 
Se una situazione mi sta stretta o mi sento presa per i fondelli non ci penso due volte e me ne vado (a volte non vedo proprio l'ora di liberarmi di questo o quell'altro). Non litigo, difficilmente l'ho fatto, mando a quel paese coi miei velati e vani avvertimenti, dopodiché chi si è visto si è visto.
Stronco e tronco proprio, accetto con l'ascia di guerra e via. 
Diventerò una vecchia solitaria, anche acida probabilmente, ma sarò coerente con me stessa per lo meno.

Detto questo, che è un preambolo niente male perché poco leggero, mi capita spesso di osservare mia figlia ed immaginarla più grande di quello che è. In particolare mi vengono questi pensieri quando gira la faccia perché non mi vuole parlare, quando se ne va perché non mi vuole ascoltare e quando urla più forte di me e mi dice che sono sciocca o ancor peggio che sono una stupida cacca racradlenpenvarucca. Ed io? Io sono orgogliosa di lei.
Lei che a quattro anni mi affronta o decide di non voler avere a che fare con me, lei che con un gesto nasconde il suo imbarazzo o le sue idee e sempre lei che vuole dire la sua anche inventata.   

Dicono tutti, più o meno, che la ribellione dei bambini è data dalla ricerca della loro autonomia e quindi di una precisa definizione di loro stessi e dalla loro intima e salutare voglia di autodeterminazione, me lo ripeto ogni volta che mi arrabbio e cerco di contenere la sua voglia di libertà di scelta e la mia voglia di educazione corretta (stupida cacca per esempio, in questa mia cosa non è contemplato).
Sorrido anche, dopo però. 

Piu la guardo, più riconosco alcuni miei atteggiamenti in lei e mi ritrovo a pensare che per evitare i miei errori (se mai dovesse trovarsi in una situazione simile alla mia intendo, so che lei non è me ed io non devo vedere in lei ciò che riguarda me, ma ci siamo capiti) dovrà stare attenta ad una cosa fondamentale, se vorrà evitarsi le ansie da prestazione e i pensieri oscuri da troppa frustrazione, e cioè non ribellarsi mai a se stessa. (Oddio, qualche calcio nel fondoschiena auto assestato fa bene al corpo e allo spirito, ma non è questo ciò a cui mi riferisco).
Che non significa evitare di guardarsi dentro e fuori con occhi sinceri e severi perché ribellarsi è meglio, non significa nemmeno giustificare ogni comportamento evitando di prendersi la propria responsabilità per principio, ma imparare a convivere senza rabbia coi propri limiti, conoscerli ed amarli o detestarli. 

Desidererei per lei più pace nelle sue emozioni di quella che ho avuto io, più autonomia di pensiero leggero e meno frustrazioni auto inflitte.
Lo dicevo anche in uno degli ultimi post, molte volte il vero ribelle, quello che fa i colpi di testa ed è sempre e comunque in disaccordo con ciò che lo attornia, in realtà ce l'ha con se stesso: a volte perché non riesce ad accettare ciò che gli viene proposto, altre perché la sua insofferenza è verso i suoi modi di ribellione stessi e molto spesso perché non riesce a mandar giù ciò che lui stesso si propone (compresi i compromessi scomodi in cui incappa per principio di stamin...) .

Dunque, spero che si ribelli sempre la mia piccola contestatrice, con educazione e rispetto (ma anche no, insomma, veda lei come e perché) e spero che si metta spesso in discussione, ma mai fino alla ribellione interna ed eterna, perché è un grande casino da gestire e perché ha un sacco di effetti collaterali.
Dall'essere ribelli al dare la colpa di tutto agli altri infatti, è un attimo.

...segue... sto ancora ragionando...


Franci.

11 commenti:

  1. aspetto volentieri la prossima, intanto ti faccio una standing ovation!
    cerchero' di ricordarmi le tueparole ad ogni ribellione a cui dovro' far fronte.

    p.s. ciao, sono Squa

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  2. "Dall'essere ribelli al dare la colpa di tutto agli altri infatti, è un attimo."
    Ecco è sta cosa qui che mi preoccupa nel mio. Mi piacerebbe anche che capisse quando ribellarsi è nocivo, controproducente, autolesionista, improduttivo...
    Mi sa che aspetto il seguito, va

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    1. Ho scritto troppo e ho dovuto scrivere più post. Arrivano presto, credo.

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  3. Spero che i miei abbiano la forza di diventare ciò che vogliono, senza ascoltare il trombone del padre o senza diventare necessariamente il contrario di quello che vogliono i genitori. È un duro lavoro il nostro, di argini equilibristi.

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    1. Argini equilibristi e scelte in bilico :D

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  4. Mi piacerebbe davvero parlare con te di questa cosa perché la ribellione mia e di mia figlia posso dire è diventata un perno attorno a cui sta ruotando la mia maternità. Con mia figlia di 3 anni e mezzo sto riscrivendo la mia storia personale, lei ha probabilmente un temperamento diverso dal mio anche se mi illudo di non averla repressa quando aveva 1-2 anni come mia mamma ha fatto sicuramente con me mettendomi molta paura, lei stessa mi ha detto che le dispiaceva di vedere che avevo molta paura di lei ma non poteva farci nulla, quando mia figlia è scoppiata a piangere perché l'avevo sgridata e mi ha detto che aveva paura di me l'ho abbracciata e tenuta stretta finché la paura non le è passata. Le dico che la mamma le vuole bene anche quando è arrabbiata (e vuole bene anche al papà quando è arrabbiato). Ho sempre incoraggiato la sua iniziativa e il bisogno di difendere il suo 'territorio'. Ora ovviamente temo l'eccesso opposto e mi trovo a temere che cresca arrogante e prepotente, e cerco di darle dei limiti sperando di non fare gli errori che hanno fatto con me e mio marito, per entrambi è arrivato un momento in cui ci sono stati come chiusi dei canali. E' impossibile esprimere la rabbia, è difficile esprimere la tristezza senza sentire nelle orecchie quella voce che condanna e minimizza. Di fondo credo che il mio problema sia l'occhio dell'altro, quando mia figlia mi risponde male penso che una figlia con una madre non lo dovrebbe fare anche se sotto sotto la ammiro perché con mia mamma non sono riuscita mai a farlo. Eppure questo pensiero mi fa dubitare di essere troppo permissiva e che quando sarà più grande non riuscirò a "tenerla" e si metterà nei pasticci. Oddio si capisce qualcosa di quello che scrivo? Posso chiederti di entrare nei dettagli e spiegare che cosa hanno sbagliato i tuoi genitori con te?

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  5. Avevo scritto una risposta lunghissima e non mi ha pubblicato il commento. Domani accendo il pc e ti rispondo per bene. Scusa -.-

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  6. Eccomi al computer ;) ed ho capito perfettamente ciò vuoi dire.

    Ci sono due punti in quello che scrivi che mi hanno colpito, li riporto sotto e ti scrivo quello che mi passa per la testa senza troppe pippe mentali, come farei con te davanti ad un caffè:

    "E' impossibile esprimere la rabbia, è difficile esprimere la tristezza senza sentire nelle orecchie quella voce che condanna e minimizza."
    Questa voce, non riguarda tua figlia, quella che ti sembra di sentire non riguarda il rapporto tra te e tua figlia, dunque non prestarle ascolto. Il rapporto con lei deve essere "pulito", questa voce non c'entra nulla con lei, ma riguarda solo te.
    Fossi in te, penserei a quante volte invece la tua rabbia e la tua tristezza sia sgorgata da te come ha voluto o come è riuscita, senza bisogno di essere minimizzata o condannata, guarda alla tua esperienza di madre, a quante volte sai ascoltare tua figlia e a quanti interrogativi ti poni per essere migliore e pensa a darle degli strumenti validi per sapersi ascoltare.
    Impara anche tu con lei ad ascoltare solo la voce del vostro rapporto, intendo.
    Non credo che certi canali si chiudano, ma credo piuttosto che si perda confidenza con le proprie emozioni. Rimparare ad ascoltarsi credo che sia fondamentale per l'equilibrio come persona sana e quindi anche come genitori.
    Io sono un po' fissata con questa cosa, desidero dare il mio meglio per riuscire a donarle gli strumenti per "sentirsi" ed "ascoltarsi", quello cioè che non hanno fatto i miei genitori con me.
    La gioia di provare vera rabbia per esempio, per me è stato illuminante. Riscoprire questo sentimento di cui mi vergognavo quasi, è stato come un sole bellissimo che mi ha rischiarato non poche giornate. Anche la mia rabbia verso Elisa eh!

    "quando mia figlia mi risponde male penso che una figlia con una madre non lo dovrebbe fare anche se sotto sotto la ammiro perché con mia mamma non sono riuscita mai a farlo"
    Quando mia figlia mi risponde male, non mi faccio che una domanda e cioè: che cosa vuole comunicarmi e come mi sento io?
    La mia personale risposta è per esempio, che vuole dell'attenzione particolare ed io non sono nello spirito giusto per ascoltarla, in quel preciso momento le dico semplicemente come mi sento, a volte si gira e se ne va altre invece, sento che questi episodi ci legano molto perché impariamo a conoscerci. Sono ancora piccole e non possono sapere come comportarsi, non sanno come rapportarsi con noi (a volte non lo sappiamo nemmeno noi). Sta a noi aprirci verso di loro, che non significa giustificare le parole o la loro ribellione e fare le permissive, ma vuol dire semplicemente metterci in relazione con loro, emozione con emozione. Anche rabbia con rabbia, delusione con costernazione, dolore con stanchezza molesta, l'importante è l'onestà.

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    1. Ultima cosa, cosa hanno fatto/non fatto i miei?
      Davanti alle mie molteplici ribellioni, che fossero morsi o urla da piccola o serate senza regole o sigarette nascoste ovunque da più grande, non si sono mai fermati a "sentirmi" o "ascoltarmi". Loro hanno sempre giudicato (incasellato senza appello) le mie ribellioni come inappropriate e non hanno mai pensato che avessero un preciso significato. Si capisce che intendo? Non hanno mai chiesto cosa provassi, le scene erano sempre più o meno così: ribellione-sgridata-discorso chiuso con eventuale castigo.
      Io desidererei che il nostro meccanismo fosse molto diverso: ribellione-eventuale incazzatura/espressione della mia/nostra delusione/racconto delle mie/sue emozioni- conseguente strategia per non arrivare più alla ribellione ed eventuale punizione (che io non sono mica una di quelle mamme che capisce/comprende e non reagisce anche severamente)

      Concludo davvero, sperando di non averti annoiata troppo dicendo che l'altro giorno leggevo un post in cui una mamma diceva che era orgogliosa di avere un bimbo che non dice parolacce, ecco, io non ho avuto questa capacità (e me ne frego a dire il vero) ma preferisco che le scappi una parolaccia verso di me (di cui per altro non conosce il significato) o una sana ribellione fatta di urli e strepiti,piuttosto che l'ignoranza sua e mia dei suoi stati d'animo.
      Sono per l'educazione emotiva, per me già molto impegnativa da applicare (su di me faccio parecchia fatica, significa mettermi a nudo con me stessa ogni giorno e non mi piaccio sempre, anzi)e non mi preoccupo del fatto che mi risponda male, lei i miei argini li deve testare per sentirsi davvero al sicuro ed io sono orgogliosa di lei anche mentre le urlo dietro che non deve urlare (eheheheh).

      Ho scritto un papiro U.U

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    2. Ma grazie invece di averlo scritto!!! Io ho incominciato con il cosiddetto "allenamento emotivo" con mia figlia perché sta facendo molto bene anche a me, non scacciare il pensiero che sono triste, arrabbiata o spaventata ma accoglierlo e reagire di conseguenza - è una cosa che libera moltissime energie e mi sta risparmiando molto del mio consueto comportamento evitante o autolesionista.

      Non ho ancora incominciato a chiederle le ragioni dei suoi comportamenti, è ancora piccola e confesso che mi sento reticente a farlo perché mia mamma ha sempre insistito moltissimo per sapere "che cosa avevo dentro" e poi alla fine il suo giudizio, spesso tagliente, arrivava comunque. Mi sentivo come una bottiglia stappata, derubata e giudicata di qualcosa che doveva essere solamente mio. Il famoso dialogo con i genitori. E' una pista aperta alla manipolazione. Comunque su questo punto credo che sia una questione di equilibrio.

      Invece mi accorgo che sto iniziando ad andare in crisi se mi risponde indietro, perché non ha più 1 o 2 anni in cui un certo comportamento è accettato e fa perfino ridere. Non mi succede quando siamo da sole dove provo l'orgoglio di vederla "ribelle", ma in presenza degli altri - tipo al bar, mi ha risposto male e non ho fatto una piega, ma ho sentito di dover sostenere uno sguardo interrogativo da parte di chi mi stava intorno dicendo "Ok sei arrabbiata con la mamma". Diciamo che sto imparando a sostenere gli sguardi degli estranei, che poi magari sono neutri ma sono io che attribuisco loro un certo significato. Eppure ieri mi sono trovata a dirle "Alla mamma non si parla così, se vuoi che faccia qualcosa per te, si chiede per piacere", per qualcosa mi ha fatto notare che sono stata "malebucata" (sic) e le ho risposto "La mamma maleducata diventa brutta? Pensa che anche tu diventi brutta se sei maleducata".

      Da una parte ho la certezza che farò di tutto per permetterle di essere se stessa e lo spazio per fare i suoi errori, quello spazio che è stato negato a me. Dall'altro ho questo fantasma che diventerà una bambina arrogante e prepotente. Comunque vada ho la sensazione che da qualche parte sbaglierò sempre, ho fatto mia la battuta di Mammamsterdam che se va male le pagherò la psicoterapia ^^

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