13 ott 2013

Ma va va.

Ecco sì, io sono proprio quella a cui troppe cose belle in una volta concedono la febbrile possibilità di andare in panico.
Io il panico lo lascio arrivare anche se possiedo strumenti chirurgici per contrastarlo. Comincio a pensare che pattuiamo veri e propri appuntamenti mentre io, dormo. Boh. 

Lascio che le orecchie di tappino e che la gola si chiuda. Lascio che uno strano senso di nostalgia (di quando andava peggio, immagino) si impossessi di me e che permei per bene me e tutto l'ambiente circostante.
Piego, sistemo, corro di qua, riordino di là, gratto le fughe delle piastrelle prostrandomi fisicamente al mio sacro io. (Ego? Io? Ma chi, io?)

Perdo l'equilibrio, barcollo, mi rialzo, cado, sbuffo, brontolo frasi disconnesse allo specchio, penso a tutto ciò che crolla, a ciò che può nascere e ciò che già c'è con le chiappe strette e ascolto il cuore che corre sempre più forte e non mollo. Mai. 

Lascio che i miei occhi si velino di un qualcosa di appiccicoso che me li fa quasi chiudere e così scorgo meglio il nemico sempre più vicino, magari in chi mi ama e mi lascio investire da insicurezze ormai sconfitte, penso con presunzione di essere in grado di poter rinunciare a vivere per paura. 

Domani sarà sicuramente un altro giorno ma oggi è oggi, appunto. 
Ma va va. 

Franci


Nessun commento:

Posta un commento