29 mag 2013

Nascondere la verità ai bambini.

Sono giorni che in testa mi girano pensieri fastidiosi e mi sento anche parecchio confusa oltre che arrabbiata. Per farla breve, una conoscente ha avviato tutto il processo dicendomi: "A mio figlio abbiamo detto che non può più vedere la bisnonna perché è ammalata. Tanto prima o poi, non la vedrà più perché morirà, vogliamo evitargli il trauma".
Sono ancora sotto shock. Il trauma vero è avere genitori così, mi dico.
Il primo pensiero che mi è balenato in testa è che conosco troppa gente strana, il secondo che forse mentre parlava non si rendeva conto di ciò che stesse dicendo e l'ultimo, che sono una donna fortunata perché certe cose non mi vengono nemmeno in testa.
Dunque, stiamo parlando di un bimbo di una decina di anni circa e di una bisnonna che dopo un ictus parla ed interagisce senza problemi, ha bisogno di un'assistenza costante perché non si può alzare ma che è semplicemente allettata in casa della figlia in un letto speciale, quelli da ospedale per capirci.
Ho chiesto conferma di continuo: "Ma scusa, ma sta proprio così male? Perdonami ma non ho capito, ma è spaventosa da vedere? È rimasta sfigurata? Scusa, ma perché?"
Le sue risposte sono state tutte biascicate (spero che si vergognasse un po') e io giuro, sono rimasta allibita. Ha chiuso con un: "È molto sensibile sai? Quando vede il telegiornale rimane male davanti alle brutte notizie" (un po' in colpa si deve essere sentita visto che ha finito il discorso giustificandosi, spero...). Forse ho capito: può sentire della ragazzina arsa viva e rimanerci male (tanto non è mica di famiglia o vicina), ma non può vedere la nonna perché tanto morirà e non ne vale la pena (il trauma è pericoloso).

Non trovo giusto il suo comportamento, non trovo giusta una scelta del genere, non trovo giusto il fatto che davanti ad una malattia si senta l'esigenza di allontanare un bambino.
La decenza impone che ad un piccolo le cose si raccontino calibrate ad hoc per la sua età ed in maniera tale che possa capire ed assimilare ciò che gli si dice senza spaventarsi troppo o rimanere sconvolto, giusto? Pare che sia così, ma dire una bugia di questo genere per evitare di parlare di qualcosa di magari leggermente difficile da spiegare, lo trovo terribile. Parlando con un'amica poi, ho scoperto che conosce una persona che non ha detto alle sue figlie che la nonna è morta a distanza di settimane. O.O (credendo forse di avere bambine davvero deficienti. Ops.)
No, ma davvero siamo arrivati a questo punto? Siamo arrivati al punto in cui, tutto ciò che è brutto o difficile o doloroso, si deve evitare tappandosi gli occhi e le orecchie facendo finta di non sentire e vedere?

Il bimbo in questione è stato spesso in casa della nonna e dove la bisnonna vive, ci ha passato pomeriggi interi e ora mi domando:

1. come se la metterà via il bimbo, che fino al giorno prima è stato coccolato anche da questa figura e che ora non può più vedere? un ammalato è così scomodo da dover essere messo da parte in questa maniera?
2. perché si crede che tenendo i figli al riparo da eventuali discorsi complicati li si difenda? difenderli da che di preciso?
3. la bisnonna che oltre all'ictus subisce questo abbandono, come potrà capire una situazione del genere? Questa è allettata e vigile, non demente. (la tipa dice che non le diranno nulla della loro scelta)
4. crescendo i figli in questo modo, non si pensa all'evenienza che da parte loro venga a mancare l'occasione per conoscere del tutto l'empatia e la compassione?
Sono molto colpita da quest'ultima possibilità ed è per questo che credo fermamente nella correttezza nel dare la risposta giusta ad ogni loro domanda per farli crescere sani e sicuri. Mentire in questo modo presuppone che ci si eviti di spiegare la malattia di una persona cara, ma sono giorni che non ne capisco la reale necessità: prima o poi la verità viene sempre fuori, lo so per esperienza e nel mio caso, ho vissuto l'omissione come un tradimento.

Mi è stato insegnato che anche la sofferenza fa parte della vita, mi hanno educato a rispettare gli ammalati e a non averne paura. Per essere del tutto sincera, in età adolescenziale ho odiato mia madre quando mi lasciava qualche ora di pomeriggio per fare volontariato all'ospedale, ma l'ho ringraziata, scusandomi per le urla e i capricci fatti, quando mi sono trovata in certe situazioni.
In questi giorni, mi sono venuti in mente alcuni episodi di quando ero piccola, credo di aver avuto dai dieci ai dodici anni.
In un occasione ricordo che stavamo passando davanti ad un supermercato ed ho notato un uomo accasciato al suolo, ero in macchina con mia madre che si è prontamente fermata per prestare soccorso, ricordo che avevo quasi paura (non capivo cosa stessimo facendo e cosa stesse succedendo) ed ho osservato mia madre cercare aiuto e mi sono calmata appena è arrivata l'ambulanza e la mia mamma mi ha spiegato cosa fosse successo.
Un'altra volta ci è capitato di vedere per strada un bambino in sedia a rotelle, penso che fosse autistico perché si muoveva scompostamente e urlava, anche quella volta mi sono impaurita, ma mia madre, invece che farmi distogliere lo sguardo con imbarazzo, mi ha spiegato con parole molto semplici la condizione di quel bambino.
L'ultimo ricordo è quello di una zia a cui ero particolarmente affezionata che è poi morta di cancro al cervello, ha subito un'operazione in cui le hanno dovuto asportare una parte di cranio. Non era molto piacevole da guardare, la parrucca con il ripieno come lo chiamava lei, non la rendeva normale con la testa bella tonda, ma non è mai stata allontanata da casa nostra, non è mai stata nascosta la sua malattia o addolcito ciò che vedevo comunque coi miei occhi: le mancava una parte di testa, punto.

I miei genitori mi hanno insegnato a rispondere alla sofferenza altrui prontamente, anche con un sorriso o chiamando aiuto, senza mai far finta di nulla. Questa è una parte della mia educazione che mi ha procurato anche qualche delusione, è vero, non sempre è giusto dimostrarsi disponibili perché purtroppo qualcuno ne approfitta, ma piuttosto che essere aridamente individualisti, preferisco di gran lunga le delusioni. Mi è capitato diverse volte di dover chiamare la Croce Rossa, la Polizia o i Carabinieri davanti a scene preoccupanti e mi sono sempre sentita in dovere di farlo, non l'ho fatto per zelo ma perché ho sentito che fosse un gesto necessario ed obbligatorio. Perché volgere lo sguardo altrove lo trovo vergognoso, terrificante e uno dei gesti più meschini che si possa fare. Logicamente se vedo due che si accoltellano o che si menano, non soffro di una sindrome della crocerossina tale da farmi correre a dividerli, ma una telefonata per chiedere assistenza la faccio, magari allontanandomi, ma la faccio.

Perché metto in relazione queste cose? Perché la conclusione a cui sono arrivata è che nascondere ad un figlio un'ammalato, una sofferenza, celare il gusto aspro e amaro che la vita a volte assume e tenerlo in una campana di vetro, contribuisca spesso a crescere un egoista menefreghista. Non credo di essere particolarmente crudele parlando a mia figlia di quattro anni anche di cose meno piacevoli, penso invece che non facendolo la priverei della possibilità di capire meglio dove siamo, cosa ci succede intorno, qual'è la realtà che anche lei vivrà che non sarà di certo tutta rose e fiori.

Mi piacerebbe che gioisse del fatto di essere fortunata perché non subisce violenze ma che le persone che fanno male ai bambini esistono e bisogna riconoscerle; fortunata perché non viene maltrattata, ma che la violenza contro le donne e il femminicidio esistono e bisogna esserne consapevoli per non diventarne vittime; fortunata perché non vive in una zona di guerra, ma che la guerra esiste e fortunata perché ha una mamma, un papà e delle persone vicine che la amano, ma che la morte esiste e purtroppo non c'è molto che si possa fare per evitarla.

Io ho partorito una bambina e non ho deposto un uovo di struzzo, è contro la mia e sua natura, vivere con la testa sotto la sabbia.
Il tempo poi forse, mi darà ragione.

Sto cercando l'autore della foto lo linko appena riuscirò a risalire  al fotografo.
Franci.

17 commenti:

  1. Sottoscrivo le tue riflessioni, che sento particolarmente vicine in questo periodo. Sto pian piano abituando mio figlio a una realtà non troppo piacevole, impastata di malattia e di possibile morte. Lo faccio nel modo meno cruento possibile, considerando che è un bambino di nove anni, ma lo faccio. Devo prepararlo a un'eventualità tristissima. Prego con tutte le forze affinchè non si manifesti, ma potrebbe e non posso certo nascondere la testa sotto la sabbia né, tantomeno, ficcarci quella di mio figlio per proteggerlo. Il risultato è sorprendente, i bambini sanno sempre sorprenderci. Il trauma, per quel nulla che posso capire io, è che si trovi improvvisamente davanti al peggio senza alcuna preparazione. Non è una cosa semplice, questo è persino ridicolo precisarlo, però fornire ai nostri figli gli strumenti necessari per comprendere la vita, inclusi i lati più oscuri e dolorosi è il modo migliore per impedire che ne vengano sopraffatti. Nasconderglieli è a mio avviso il sistema più comodo, causa meno danni. A noi genitori, però...

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  2. Anche io sottoscrivo, nascondere è il sistema più comodo sul momento, ma poi si verrà travolti da un castello di bugie e i figli non si fideranno più!
    Per spiegare certe cose della vita bisogna mettere in gioco noi stessi e le nostre paure, e purtroppo molti non sono proprio in grado di farlo: quanta ignoranza emotiva che c'è :(

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    1. Non so se sia ignoranza emotiva o paura di conoscersi e riconoscersi per quello che si è.
      Il problema diventa grave quando il risultato sono degli adulti che non crescono. Perché evitare tutto ciò che può sembrare complicato è come non vivere la realtà.

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  3. Che dire... Come già sai, nella stessa identica situazione (proprio identica in tutto, compresa l'età del bambino) noi abbiamo fatto la scelta opposta e ieri mio figlio ha ripassato i verbi per l'interrogazione con la bisnonna ormai paraplegica per l'ictus. E ha pure aspettato il cambio pannolone per continuare il ripasso.
    E a me tutto questo sembra bellissimo.
    Saremo strani noi...

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    1. No, in questo non siamo strani :)
      Penso che ti sarà riconoscente anche per questo in futuro, la vita vissuta vale più di mille teorie e mille parole.
      L'immagine che descrivi poi, mi fa tanta tenerezza, i nostri vecchi sono una risorsa.

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  4. "I miei genitori mi hanno insegnato a rispondere alla sofferenza altrui prontamente, anche con un sorriso o chiamando aiuto, senza mai far finta di nulla. Questa è una parte della mia educazione "
    Anche i miei!
    Il mio nonno paterno è morto che avevo 10 anni, mio fratello cinque. Quando è andato alle elementari un nostro parente alla lontata ha detto a mio fratello che il nonno era morto, quando la versione che sapeva lui era "è all'ospedale" mia mamma l'ha fatto in buona fede ma a mio fratello questa cosa è rimsta!
    Quando mio papà si è ammalato mia mamma non mi ha mai detto "rischia di morire" ma non mi ha nemmeno mai detto "è tutto apposto"...
    Quando facevo le medie...ho trovato la nostra cagnolina morta in garage, un'altra l'ho raccolta con il collo spezzato in strada... se fosse stato per mia nonna mi avrebbe detto "è scappata " procurandomi un'enome ansia, invece anche la morte se pur dolorosa fa parte della vita! La verità fa parte della vita, io voglio crescere un figlio consapevole...
    Di gente pirla ne conosco molta pure io!

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    1. La gente pirla ha genitori pirla dici?
      Ne conosco molti, pirla intendo, e mi chiedo spesso a come cacchio siano stati educati. Perché volere o no, penso sempre che l'educazione ricevuta conti molto anche da adulti: vuoi perché si hanno ricevuto insegnamenti positivi o perché, riconosciuta la scorrettezza si fa un po' di analisi personale e si cerca di porre rimedio.
      Poi però mi dico anche che, essere adulti significa anche mettersi in gioco ed il passato va anche accettato per quello che è stato.
      Altri pirla che conosco sono quelli con lo sguardo sempre rivolto indietro, che danno la colpa a tutti tranne che a loro stessi.
      Mi rendo conto che può sembrare complicato, ma le scelte che nella vita si fanno, una volta adulti, sono quasi sempre nelle nostre mani e accettare questo è già vivere meglio.

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  5. Forse io e te ci siamo passate in prima persona: perdendo persone molto vicine ci siamo subito trovate a doverlo (volerlo?) raccontare ai nostri figli.
    Avremmo potuto dir loro "Hai solo 3 nonni, non 4", invece abbiamo raccontato loro che una brutta brutta malattia purtroppo ha fatto andare la nonna in paradiso.
    Forse chi non si è trovato a vivere esperienze del genere non sente la necessità di raccontare, spiegare, e preferisce nasconodere la polvere sotto il tappeto. Vorrà dire che i loro figli inciamperanno in quel cumulo di polvere e dovranno alzare un domani il tappeto da soli, e cercare le risposte da qualche altra parte.
    Io voglio mostrare ai miei figli la polvere quando se ne presenta l'occasione, parlare con loro di ogni argomento scomodo, perchè non si trovino un domani spaesati di fronte all'eventualità che le persone muoiono.

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    1. Io sono orfana da molti anni ma non credo che sia questo il punto. Penso proprio che mi abbiamo insegnato certe cose da piccola, senza mentirmi troppo. Non parlo solo dei lutti, intendo proprio quel l'insieme di emozioni che riguardano la compassione, la condivisione e un sano altruismo che rende le persone migliori.
      È come se mi fosse stato insegnato a non essere troppo egoista per vivere meglio e per me, funziona davvero.

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  6. Molto spesso (quasi sempre) non è la tutela del bimbo che ci preoccupa. È la paura nostra di affrontare l'argomento. Noi per primi non accettiamo la sofferenza, la temiamo e non riusciamo a comunicarla. Non è facile, in effetti. Però se ricordo quando ero piccolo, non mi faceva nessun effetto o paura guardare la tv con mio nonno in carrozzina. Mi ha fatto effetto vedere 50 ragazze disabili sbavate e pisciate stare in una stanza puzzolente intontite ed inoperose. Tanti anni dopo sono finito a lavorarci con le persone in condizione di disabilità (e speriamo di non vedere più scene come quella). Non tutte le cose che ci spaventano ci fanno necessariamente scappare.
    Ma non è certamente evitando il problema che lo risolveremo.

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    1. Hai pienamente ragione, sarebbe bello ricordare che ciò che deve essere al centro delle nostre scelte educative devono essere i nostri figli e non le nostre paure.

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  7. La scelta della tua conoscente mi sembra demenziale, e mi sembra che serva più a lei per evitarsi l'imbarazzo di spiegare al figlio la condizione della bisnonna. Leggendo il tuo post ringraziavo mentalmente mia madre, che quando avevo 3/4 anni mi portava con sè a trovare una compaesana senza famiglia che era ricoverata da anni all'ospedale psichiatrico (parlo degli anni Settanta). Per quel poco che ricordo non era esattamente quel che si dice un posto divertente. Ma mi spiegava che andavamo a trovare una persona sola e malata che sarebbe stata molto contenta della nostra visita.
    Ora, leggendo il tuo post, le sono ancora più grata. Non dico di sbattere in faccia ai bambini le realtà più grandi di loro (mio marito e io evitiamo che nostro figlio senta notizie angoscianti e senza filtro come quelle dei tg, a volte sono notizie davvero intollerabili per lasciare che un bambino le ascolti), ma nascondere il decadimento fisico e la malattia è solo una rimozione del problema: evita di sentirsi rivolgere domande imbarazzanti da parte del bambino, che probabilmente invece ha già capito molto più di quanto l'adulto non creda. In questo modo la tua conoscente non fa emergere nel bambino il senso di compassione e non tiene in considerazione che un giorno, al posto della bisnonna, potrà esserci lei.

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    1. Sono arrivata a credere, dopo aver guardato "la cosa" da più prospettive, che la mia conoscente qualche problema reale ce l'abbia. Grande.
      E credo che ne avrà anche come genitore. Ma forse sono troppo cattiva a dire così, eppure... lo penso davvero.

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    2. chissà... può darsi che le sembri un problema troppo grande da affrontare

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  8. Condivido.
    Io, da figlia, sono sempre stata a contatto con la sofferenza.
    Mio papà è cardiopatico e da noi le corse in ambulanza sono sempre state all'ordine del giorno.
    Mi ricordo che alle medie ha dovuto subire una seconda operazione al cuore che non è andata benissimo e, una volta a casa, una notte la ferita ha iniziato a spurgare. Avevo 12 anni.
    Non è stato piacevole. Avevo paura. Ma ero lì.
    La sofferenza e il dolore fanno parte della vita. Nasconderla ai bambini non serve a nulla.
    Bisogna poter dare loro gli strumenti per affrontarli, nonostante a volte ci sembra di non averli neanche noi stessi, questi strumenti.

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    1. "Nasconderà ai bambini non serve a nulla"
      Nascondere la sofferenza ai bambini, toglie loro la possibilità di crescere.
      Grazie per il tuo commento.

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