28 giu 2013

Il baratro e la Perla del venerdì.

Il baratro è un qualcosa che si presta a molti racconti, solitamente è usato per descrivere qualcosa di spaventoso e pericoloso: sono sull'orlo, davanti a me c'è un burrone, c'è un vortice che vuole inghiottirmi e bla bla bla.
Gli egoisti amano porci i nemici, gli egoisti sghignazzano nei suoi pressi per poi scappare a gambe levate e i masochisti invece, camminano in bilico per chilometri e per loro volontà.
Non c'è proprio una logica da baratro  in effetti: il baratro è il baratro e basta.

Molte volte ha l'aspetto di una voragine che non lascia scapo e respiro, altre di un burrone senza fine, altre ancora di una linea retta che separa la vita dalla morte: angoscia e paura ne avvolgono il ciglio, l'aria densa e rarefatta appesantisce il tutto ma...
Ma se vuoi fare un favore a te stesso, buttati!
Ci vuole fantasia e anche un po' di fortuna, ma l'unica cosa che si può fare con un burrone è quella di buttarsi, che a stare seduti non si conclude nulla e la paura rimane tutta e ti si attacca ad ogni cellula come un cancro. Bisogna buttarsi, chi si ferma è perduto.

Non si può passare la vita sull'orlo di un precipizio perché è uno spreco di tempo e di energie: i burroni, contrariamente a quanto si crede, non sono pezzi di burro enormi e perciò non si mangiano; le calorie bruciate dalla paura sono pressoché inesistenti se non nulle del tutto; le vendite di abissi sono in crisi da tempo per non parlare degli affitti; non c'è nessuna utilità del baratro da nessuna prospettiva, dunque. Perciò meglio un suicidio verso l'ignoto che la muffa da staticità. La muffa porta un sacco di scarafaggi, a loro volta pieni di patogeni che portano pure il colera: anche no, grazie.

Forse lanciarsi è un gesto che può aiutare anche i nostri figli, un esempio come strumento: "Non avere paura, buttati che anche se non è morbido è meglio del culo piatto che ti verrebbe stando immobile. Guarda il mio che tonico e formoso non lo è del tutto e fai il possibile per non far appiattire il tuo, che non ti stanno su nemmeno i pantaloni da soli, col culo piatto.

C'è poi anche chi ha già fatto qualche salto e dice che gli manchi e che non puoi rimanere indietro, (come se tutti i burroni fossero uguali, ma tant'è che così dicono) e ti viene da saltare anche solo per dimostrare di esserne capace, che tra muffa, scarafaggi, culi piatti e aria irrespirabile, ti mancano solo gli spilloni tra le scapole per farti altro male, e dunque vai.

HOP!

Personalmente di salti ne ho fatti parecchi, ho cercato compagnia per saltare meglio ma non ho trovato nessun compagno che mi facesse sentire al sicuro del tutto, perché i lanci li ho compiuti in piena consapevolezza della mia esperienza e perché ho imparato che in certe cose, è sano essere completamente soli e senza il desiderio di essere sollevati o aiutati; essere soli è meglio pure per stare più leggeri e non reggere zavorra inutile e destabilizzante. Ed è proprio nella caduta che ho scoperto le mie risorse ed ho cominciato ad amare la solitudine (indipendenza) emotiva (quella costruttiva) che prima mi spaventava tanto.

Credo di essere diventata anche un po' snob a forza di coraggiosi balzi, sanamente snob intendo: ho cominciato a nutrire un briciolo di amor proprio (ma non ancora abbastanza, forse), una lieve ed eccitante sicurezza (che non mi impedisce di fare qualche brutta caduta ogni tanto, per fortuna) e un sentimento buffo e canzonatorio verso tutto e tutti.
Per farla breve: me la tiro.
Me la tiro impercettibilmente e dolcemente. Me la tiro per darle una forma diversa, non per altro.
Chi mi conosce o ha imparato a farlo sa che amo tirarla perché sono Nicchiona dentro e questa è la mia vera ed unica natura.

Salta e rendilo morbido.

(Perla del Venerdì di Là in mezzo al mar)

Buon fine settimana, Franci.

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