29 apr 2013

Paura di vivere: ripartire da un'insalata.

Non ho paura di morire.
Nutro grossi dubbi sulla mia capacità di ripresa in caso di un ennesimo lutto, ma sono certa degli strumenti che i miei cari potranno eventualmente trovare per sentire meno la mia mancanza.
La mia morte non mi spaventa.
Per esperienza so che si può sopravvivere anche senza la mamma, il papà o il compagno di vita, ma dubito fortemente che sarei in grado di rialzarmi di nuovo, dopo una perdita a me vicina.
In pratica, voglio morire prima di chi amo e la mia paura più terribile è vivere senza chi è al mio fianco, non morire. Non mi angoscia l'idea di passare a miglior vita abbandonando i miei affetti: sono una persona egoista all'ennesima potenza in questo, lo so e so anche che scrivendo ciò, solleverò qualche serio dubbio sull'integrità morale della mia persona.
Ma...

Ma so che si sopravvive ai dolori più grandi, so che non troverò mai risposta alla domanda perché succedono certe cose, so che (porca puttana!) le cose succedono anche senza che possano essere concepite e che a volte ci si ritrova a vivere situazioni che sono terribili anche solo da pensare.
È morto un mio conoscente, un uomo di 38 anni del paese dove sono cresciuta, un ragazzo che mi ha visto crescere e che davo per scontato. Davo per scontata la sua presenza, non so se mi spiego, non penseresti mai e poi mai che una delle persone giovani che ti hanno visto e che hai visto durante la tua infanzia e adolescenza, possano ammalarsi e morire in pochi mesi, dai semplicemente per scontata la loro esistenza. Ci sono persone delle quali non chiedi nemmeno o persone a cui non pensi mai, perché sai che hanno una loro vita e immagini di incontrarle col bastone in centro una domenica fra quarant'anni.

Eppure la morte arriva e si porta via una vita senza chiedere il permesso ed è come se sentissi che i tuoi piani vengono scombinati senza la possibilità di replica e senza la tua autorizzazione. Anche se questa persona non fa parte della tua vita quotidiana, è come se ti venisse tolto un pezzettino della tua personale speranza, quella di veder invecchiare chi hai avuto al tuo fianco o chi conosci. No?!
Bisognerebbe riuscire a non dare per scontato nulla, compresa la presenza di chi si incrocia qua e là, non tanto per recuperare un saluto che di certo non cambia la vita di nessuno, ma per rendersi conto di ciò che si ha e ciò che non è mai scontato: la vita. È faticoso, è vero, non sempre si riesce a farlo. Perché la malattia capita purtroppo, come del resto una disgrazia, ma se si tiene sempre conto del fatto che la vita in tutti i suoi istanti è preziosa, forse si riesce pure a non buttarsi via con troppa facilità, non si getta via un'occasione con esagerata semplicità e non si perde troppo tempo con i paraocchi del non ci penso tanto non mi capita.
Bisognerebbe avere il coraggio di scegliere quella fatica ogni giorno. Perché se è vero che ci sono molte le persone che giudichiamo scontate, anche a 38 anni si può morire.
Vivere non è solo un portare a casa la giornata, ma scegliere ogni giorno di dare un senso a ciò che ci si presenta innanzi, lavorandoci su anche alacremente e con sudore. Anche ad amare si fa fatica per esempio, l'amore non è un sentimento che sgorga e basta, va contenuto, nutrito, curato, va accarezzato, valorizzato e non sempre si riesce a provarlo senza esitazioni e timori.

Mai come oggi, sentendo la dolcezza dell'insalata giovane in bocca, mi rendo conto che la vera intelligenza si dimostra nella presa di coscienza dell'impegno che ci vuole per vivere. A sopravvivere ci riesce chiunque, ma il furbo vero, è chi ha capito che il segreto della felicità sta nel rialzarsi ad ogni caduta, nel sorridere di una frustrazione e nell'accogliere la sofferenza imparando da subito a gestirla. Il segreto è dentro ad ogni essere umano, che in quanto tale, è perfetto nella sua macchinosità di ragionamento ed interezza e è così semplice nel bisogno primario di leggerezza. Vivere in leggerezza non significa mandare in vacca ogni ragionamento serioso sganasciando senza ritegno stoltamente e nemmeno prendere ogni cosa con piglio drammatico lacrimando per ogni questione, ma trova la sua realizzazione nell'essere coscientemente realisti. Il senso vero, è quello di scegliere quotidianamente di impegnarsi per concedersi la possibilità di vivere ogni giornata con il sorriso sulle labbra, anche quando ciò corrisponde ad un travaglio doloroso.
L'ho scritto molte volte ma lo ripeto, a mio parere vale sempre la pena andare avanti, anche quando il dolore ti appanna la vista e la paura ti toglie il fiato. Spesso basta una pausa per rimparare a vedere e per rieducarsi a respirare, ma si riesce sempre.

La vita è qui e ora. Non so chi lo abbia detto, ma rende perfettamente l'idea di ciò che voglio esprimere.

Riparto da un'insalata del mio orto, quella che è diventata il simbolo della mia felicità che germoglia in ogni seme, che cresce lentamente per essere pienamente assaporata, che diviene utile (mangiabile) solo con la pazienza di una cura costante e la fatica di una zappata ogni giorno. Perché le cose succedono, anche una piantina tanto amata può morire, ma sapendo in coscienza di aver fatto il possibile per prendersene cura, anche la sua morte può essere contemplata e forse accettata.
Raccogliendo l'insalata stamani, mi sono scrollata di dosso l'immobilità appiccicosa di questi giorni, mi sono accorta ancora una volta che la morte mi immobilizza, mi tramuta in un sasso, mi rende senza emozioni, svuotata, attonita, in apnea e sospesa.
Sento poi, in un secondo momento, una spinta ancora più forte, quasi violenta e rabbiosa verso la vita. Un entusiasmo che è dato dall'amore smisurato che nutro per la vita stessa e che si presenta sotto forma di onda dirompente ed incontenibile davanti alla morte che invece ferma tutto, come per sbeffeggiarla.


I pensieri si tramutano in milioni di palline colorate che scendono un dirupo. Crollano impetuose a cascata, una dopo l'altra fino ad arrivare a risistemarsi e a sedimentarsi dopo qualche tempo appunto. Rimangono lì fino al prossimo terremoto emotivo, è vero, ma l'importante è che si arrestino e che io riesca a trovare sempre la forza per scorgere ciò che disegnano quietandosi: la mia vita, la mia famiglia e le mie tante fortune.

Franci.

Questo post è dedicato a Marco, a tutte le persone che aveva vicino, a tutti quelli che lo amavano e che dovranno fare i conti con la sua assenza. Allora Marco, arrivederci.

4 commenti:

  1. e che meraviglie nascono dal lavoro della terra, prodotti e pensieri.

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  2. laStellainCielo29/04/13, 13:59

    Sì, è verissimo. Il difficile è sopravvivire....

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